MALATTIA RENALE CRONICA: prevenire è meglio che curare.

29 Giugno, 2021
MALATTIA RENALE CRONICA: prevenire è meglio che curare.

 

A cura del Dr. Alessio Staniscia, perfezionato in medicina interna.

L’insufficienza renale, o per meglio dire, la malattia renale cronica, è una problematica che riguarda molto da vicino anche i nostri amici a 4 zampe.

Tralasciando le forme giovanili, generalmente su base congenita o da cause infettive, si tratta di un processo patologico degenerativo che interessa gli animali adulti e anziani. Basti pensare che in un’età compresa tra i 12 e i 15 anni circa, 1 cane su 10 e 3 gatti su 10 presentano questa patologia. Inoltre nell’ambito delle malattie a cui il rene può andare incontro è sicuramente la più frequente.

In alcuni casi è possibile distinguere una causa sottostante, rimossa la quale si può avere ritorno completo o parziale della funzionalità renale, ma nella grande maggioranza dei casi si tratta di un processo degenerativo di tipo irreversibile, ossia una volta iniziato non torna indietro; può mantenersi su un determinato livello per periodi variabili, ma con il tempo è destinato sempre a peggiorare, fino ad arrivare alla vera e propria insufficienza renale (fenomeno che si verifica quando più del 60-70% dell’organo non funziona più).

 

Il rene è uno dei cosiddetti “organi filtro” e una delle sue più importanti funzioni è appunto quella di filtrare le sostanze tossiche che si accumulano nelle cellule (inclusi molti farmaci assunti quotidianamente) e che vengono trasportate a quest’organo attraverso il flusso sanguigno. Il prodotto finale di quest’attività è l’urina e le tossine maggiormente presenti al suo interno sono la CREATININA e l’UREA. Durante la malattia queste sostanze, invece di essere filtrate dal rene, si accumulano nel sangue (condizione che viene definita come AZOTEMIA o UREMIA).

I sintomi clinici più frequenti in corso di malattia renale cronica sono:

- dimagrimento progressivo (con o senza riduzione dell’appetito), dovuto al fatto che si perdono molte proteine attraverso le urine e l’organismo compensa degradando le riserve funzionali (muscoli e tessuto grasso);

- aumentato consumo di acqua: il quantitativo giornaliero che un cane o un gatto dovrebbe assumere si aggira intorno ai 100 ml/kg/giorno (es. un cane di 10 kg non dovrebbe bere più di 1 litro di acqua al giorno, ovvero 100ml x 10kg);

-aumentata produzione di urina, conseguenza diretta del l'aumentato consumo di acqua e del fatto che il rene non è più in grado di riassorbire l’acqua presente in eccesso nelle urine (“Dottore il cane ultimamente quando fa pipì fa dei laghi enormi”);

-disidratazione, per aumentata produzione di urina;

-alitosi, per le suddette tossine uremiche accumulate nel sangue ed eliminate con la respirazione (alito uremico, solitamente nelle fasi più avanzate di malattia);

-vomito e diarrea, spesso contenenti tracce di sangue a causa delle tossine uremiche (danneggiano la mucosa di stomaco e intestino determinando sanguinamenti cronici)

-ulcere buccali e stomatiti (infiammazioni del cavo orale)

-anemia (pallore delle mucose) per la mancata produzione di ERITROPOIETINA, un ormone che stimola la formazione di nuovi globuli rossi, prodotto dal rene in condizioni normali;

 

Come per molte malattie ad andamento cronico, i sintomi clinici non sempre sono presenti tutti contemporaneamente e, soprattutto, non si apprezzano finché non si produce un danno renale di una certa entità.

Allo stesso modo, gli aumenti di creatinina ed urea si rendono evidenti attraverso un’analisi del sangue solo tempo dopo che il fenomeno è già in atto. Durante le prime fasi, infatti, l’organismo mette in campo tutta una serie di misure per compensare il problema, che però alla lunga risultano dannose per il rene stesso, provocando quindi un circolo vizioso che da solo alimenta il processo patologico.

Come si fa, quindi, a diagnosticare precocemente un problema renale?

Ad oggi la medicina veterinaria in questo ambito ricalca le direttive adottate per le patologie renali in medicina umana. Ci si basa quindi sulle linee guida dell’IRIS (International Renal Interest Society) che prevedono la classificazione della malattia renale in diversi stadi, dall’1 al 4.

Innanzitutto, molto importante, è l’anamnesi cioè tutto quello che il proprietario può riferire quando porta in visita il proprio animale. Poi si effettua un prelievo di sangue, volto a valutare i valori di creatinina urea ed SDMA (un enzima che si evidenzia precocemente nel sangue), successivamente si effettua un esame delle urine per stabilirne il peso specifico, valutare la presenza di proteine nelle stesse (e, se presenti, la quantità di queste proteine) ed infine si misura la pressione arteriosa sistemica.

È sempre opportuno valutare questi parametri tutti insieme, in quanto alcuni sono più precoci di altri, vale a dire che possono mostrare alterazioni ancor prima che l’animale manifesti la malattia. Ciò  permette di diagnosticare (e quindi trattare) un paziente che presenta uno stadio 1 di malattia piuttosto che uno stadio 3-4.

Ad una diagnosi precoce corrisponde,ovviamente,un trattamento meno aggressivo ed un’aspettativa di vita più lunga, nonché una qualità della vita migliore.

 

Per questo è buona norma effettuare dei controlli periodici dal veterinario quando il proprio animale raggiunge l’età adulta - anziana.

Una visita completa, un piccolo prelievo di sangue e un esame delle urine dovrebbero essere eseguiti ogni 6-12 mesi in soggetti con età superiori ai 7 anni, sia nel gatto che nel cane. E nel caso di riscontrate anomalie, si effettueranno le indagini successive.

 

Mai come in questo caso vale la regola: PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE!!!


 
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